PR&PRess | Comunicazione e Pubbliche Relazioni

Pinterest: an online pinboard

Pin+Interest -> Pinterset, un social network dove condividere i propri interessi, suddivisi per argomenti.

Progetto partito nel 2010 ma esploso solo recentemente negli Stati Uniti, e dai primi di gennaio scoperto anche dagli italiani, Pinterest viene già definito il social network del 2012 (Pinterest in Google trends)

Pinterest è incen­trato sulle imma­gini come Insta­gram e Flickr: l’utente può inserire contenuti dividendoli in lavagne (una board per ogni argomento) cui attaccare, con una puntina virtuale (pin), le immagini che lo ispirano e che vuole condividere;  que­sti contenuti, chia­mati pin, pos­sono essere imma­gini, video, docu­menti, e tanto altro. Continue reading

Social Media | Errori noti

“Prima di pensare a una strategia social per la vendita online, pensate a una strategia per la vendita online, anzi, pensate a una strategia per la vendita. Anzi, pensate a una strategia qualunque.”

Così Gianluca Diegoli chiude un articolo dedicato a tre grandi banalità: l’utilizzo di campagne sui Social Media, funzionali esclusivamente alle necessità dell’azienda; il dar troppo peso alle funzionalità di un Social Network, anzichè al valore vero, ovvero alle persone che lo abitano; la mancanza di una strategia.
Che banalità non sono, e costituiscono, al contrario le basi (solide) di web marketing, presenza sui Social Media, etc.

Pensare solo a ciò di cui necessita l’azienda non concentrandosi sui bisogni reali dei clienti, è un errore grave; altrettanto grave quanto il non avere una strategia e il non sapere con chi abbiamo a che fare.

Four Degrees of Separation

Nel racconto “Catene” (1929), Frigyes Karinthy ventilò l’ipotesi che qualunque persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari (“Six degrees of separation“).
Nel 1969 il sociologo americano Stanley Milgram elaborò, sulla scorta dell’ipotesi di Karinthy, la “teoria del mondo piccolo“: in sintesi, secondo questa teoria, qualunque persona può essere collegata a qualunque altra persona attraverso una catena di conoscenze con non più di 5 intermediari.

Nel 2011, secondo una nuova ricerca dedicata a Facebook, oggi i gradi di separazione si sono ridotti.

Da quanto emerge dalla ricerca, condotta dal Laboratory of Web Algorithmics dell’Università di Milano, Facebook consente di accorciare i passaggi per collegare due qualsiasi persone del pianeta, passando così da 6 a 4,74 passaggi.

Facebook,  facendo saltare quasi due passaggi, diventa una scorciatoia per collegrasi ad altre persone sconosciute.

Per formulare la loro tesi i ricercatori milanesi, coordinati da Sebastiano Vigna, hanno applicato la teoria di Milgram a circa 721 milioni di utenti del social network, ovvero 69 miliardi di relazioni, pari al 10% della popolazione mondiale (il campione più grande mai analizzato in uno studio).

Compendio imprenscindibile sulla struttura di Facebook e delle relazioni al suo interno è “The Anatomy of Facebook Social Graph“, di J. Ugander, B. Karrer, L. Backstrom, C. Marlow.

Entrambi i documenti sono disponibili per i download

J. Ugander, B. Karrer, L. Backstrom, C. Marlow.
The Anatomy of the Facebook Social Graph
http://arxiv.org/abs/1111.4503

L. Backstrom, P. Boldi, M. Rosa, J. Ugander, S. Vigna.
Four Degrees of Separation
http://arxiv.org/abs/1111.4570

L’AIDA per i Social Media

AIDA è il nome di un modello teorico di funzionamento della pubblicità, che divenne popolare a partire dagli anni sessanta. AIDA è l’acronimo di Attention/Awareness, Interest, Desire e Action.

  • Attention o Awareness, una pubblicità deve innanzitutto catturare l’attenzione del consumatore;
  • Interesse: una pubblicità deve accendere l’interesse del consumatore;
  • Desiderio: una pubblicità deve innescare il processo di creazione del desiderio nel consumatore;
  • Azione: una pubblicità deve condurre all’azione, che si dovrebbe concretizzare nell’acquisto del servizio o del prodotto;

E’ un modello datato, anche eccessivamente semplice, per alcuni aspetti; primo fra tutti quello di attribuire alla pubblicità un potere che non ha, ovvero creare goodwill. Per goodwill s’intende quell’atteggiamento positivo, di benevolenza, amicizia, simpatia, nei confronti di un prodotto o di una marca, e quindi capace di evocare il desiderio e quindi stimolare una propensione al consumo o prima ancora un’intenzione all’acquisto. La cosa più importante che emerge da questo modello è il ‘flusso ad imbuto‘, uno schema che descrive in modo basilare il processo di vendita (o di acquisto).

E questo flusso è ancora ad oggi attuale e valido quando si parla di processi di vendita.

Continue reading