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Socialmediability delle aziende italiane: un anno dopo

Sono stati diffusi nei giorni scorsi, i risultati della ricerca “Socialmediability delle aziende italiane: un anno dopo” svolta dall’Osservatorio Social Media dello Iulm.

Sono state analizzate 720 aziende estratte casualmente da un database contenente tutte le imprese italiane. Sono distribuite su tutto il territorio nazionale, suddivise equamente a seconda delle dimensioni e rappresentative di sei settori: alimentare, bancario, hospitality, moda, pubblica amministrazione e arredamento (che sostituisce il settore dell’elettronica, analizzato l’anno precedente). In sintesi, per ogni settore sono state analizzate 120 aziende: 40 grandi, 40 medie e 40 piccole. Continue reading

Tu, come ti informi?

Lewis PR, agenzia di comunicazione, ha condotto un’indagine per capire realmente da quale fonte gli italiani preferiscono attingere informazioni, a seconda del tipo di notizia che ricercano e dell’attendibilità che ad essa attribuiscono.

Solo il 9,2% si informa “sfogliando” il quotidiano cartaceo mentre il 63% degli italiani dichiara di consultare prevalentemente le testate a tiratura nazionale, ma attraverso i rispettivi portali Internet. In questo modo, l’autorevolezza della fonte è garantita ma, al tempo stesso, si ha la possibilità di confrontare velocemente e a costo zero le diverse sfumature che assumono le news.

Per completare il quadro, Lewis PR ha analizzato la presenza sui Social Network dei giornalisti: l’83% è presente su Facebook, il 70% su LinkedIn, mentre Twitter, che ha visto il suo boom proprio nel 2011, raccoglie il 69% delle iscrizioni. Il 9%, invece, non subisce minimamente il fascino di questi nuovi canali e dichiara di non aver sottoscritto nessun profilo.

Quando ci si trova di fronte all’acquisto di un prodotto, il 40% degli italiani si rivolge ai siti di riferimento a seconda di ciò che deve comprare, mentre solo il 17% consulta la pagina ufficiale dell’azienda, considerandola un po’ troppo “di parte”. Il 18% ricorre ai più classici motori di ricerca in cui inserire il termine per ottenere una lunga lista di alternative dalle quali attingere.

“Il panorama dell’informazione è cambiato radicalmente in questi ultimi anni e ha portato il lettore a districarsi in un groviglio di notizie che si susseguono a ritmo incessante. D’altro canto la nascita senza sosta di fonti ha favorito lo spirito critico dei fruitori, diventatisempre più selettivi ed esigenti. Questo scenario non lascia dubbi: la carta stampata, che ci ha abituato a ricevere notizie in modo regolare e pacato, ha perso la sua posizione privilegiata, lasciando spazio a Internet, divenuto oggi una realtà imprescindibile per l’informazione..[..] La nascita incessante di fonti da un lato facilita il lavoro di redazione, e dall’altro stimola lo spirito critico di chi deve creare una notizia. Se i Social Media, nel panorama delle fonti, non rivestono una posizione autorevole ma solo di contorno, in fase di diffusione della notizia sembrano avere un ruolo davvero sempre più importante”.
(Maria Teresa Trifiletti, General Manager di LEWIS in Italia)

[Fotocredits]

(Social) Content curation

La content curation è l’attività di selezionare, aggregare e proporre contenuti rilevanti per le persone di una community.
I contenuti sono da sempre la cosa più importante (The Content is King!) ma la loro incredibile crescita e le svariate forme di contenuto che ormai è possibile trovare online rendono necessario fare ordine aggregandoli, filtrandoli, organizzandoli e contestualizzandoli.

“Il futuro del web sociale sarà guidato da questi curatori di contenuti, che si incaricano di raccogliere e condividere on line i migliori contenuti per il loro consumatore e ad assumere il ruolo di citizen editor , pubblicando raccolte di contenuti di qualità creati da altri.”

Manifesto For The Content Curator | Rohit Barghava

Inoltre “la maggior parte degli utenti non vuole sforzarsi a produrre contenuti, e consumare contenuti in modo strutturato (specialmente le foto) è anche più veloce. Proprio come la prima ondata dei social ha trasformato il consumo di informazioni, questa seconda nuova ondata di social curation cambierà radicalmente il modo in cui gli utenti troveranno e interagiranno con i contenuti scovati online“. (Tagliaerbe)

Le persone sono sempre più interessate a individuare dei “punti di riferimento” rilevanti, che producano contenuto, che interagiscano ma che siano interessanti content curator: aggregatori, selezionatori, segnalatori, contestualizzatori di contenuto.
La content curation è, quindi, una delle soluzioni alla necessità di avere contenuti di qualità in tempi rapidissimi.
La curation può avere senso solo nella misura in cui questa fornisca davvero un filtro qualitativamente valido che possa rimpiazzare il bisogno di consultare diverse fonti: l’elemento chiave che fa funzionare la curation è la competenza ed il focus del curatore, e l’argomento che questi ha selezionato.

Per le aziende (e i brand) è molto importante stabilire una relazione con il proprio target in modo efficace: l’individuazione di contenuto interessante e la proposta nei canali di riferimento della propria community può essere una soluzione utile a generare coinvolgimento, soprattutto se integrata con logiche parallele di creazione di contenuto.

La curation è un mezzo efficace per costruire una salda relazione con una tribù di appassionati utenti di nicchia da coinvolgere, non una strategia di marketing che si ripropone di avere un pubblico vasto di lettori in virtù di quantità ed ampiezza.

La content curation nel web ha la sua collocazione naturale nel contesto della creazione di repertori documentali e nell’ambito della gestione di rassegne stampa. Ne sono esempio le board su Pinterest, Storify, i ritagli di Snip.it.

[Immagine di Stefano Maggi]

Influenza vs popolarità

In una recente intervista, Brian Solis, scrive: “Influence is not popularity and popularity is not influence.”

“The biggest mistake companies, and honestly everyone, is making today with influence is the value placed on the score. A score doesn’t represent influence nor does it represent the capacity to influence. Just so we’re clear up front, influence is defined as the ability to cause effect or change behavior. That is accepted definition long before social media. Influence therefore isn’t measured by a score, it is measured by whether or not someone caused effect or changed behavior. However, scores do visualize one’s standing within digital networks, call it social capital if you will. People earn social capital based on their activities within networks and they also spend it when they need people to take action.”

Uno dei più grandi errori che le aziende commettono,  è definire l’influenza con il valore attribuito da un punteggio: un punteggio non rappresenta l’influnce né rappresenta la capacità di influenzare. Continue reading