10° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione: i media siamo noi

10° Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione: i media siamo noi

Censis e Ucsi pubblicano ogni anno un rapporto sulla comunicazione; la decima edizione, presentata nel mese di Ottobre, è intitolata «I media siamo noi. L’inizio dell’era biomediatica».

Con questo decimo rapporto prosegue il monitoraggio dei consumi dei media e l’analisi delle trasformazioni avvenute nelle abitudini mediatiche degli italiani. Il Rapporto focalizza l’attenzione su alcune rilevanti questioni di tra cui gli effetti della rivoluzione digitale, con il rafforzamento della tendenza alla personalizzazione dei media: diventano centrali la trascrizione virtuale e la condivisione telematica delle biografie personali. particolarmente interessante è anche lo studio dei cambiamenti in corso nel settore della pubblicità e gli effetti sul pubblico.

La sintesi del rapporto riporta:

L’individuo si specchia nei media (ne è il contenuto) creati dall’individuo stesso (che ne è anche il produttore). Siamo noi stessi a costruirci i nostri palinsesti multimediali personali, tagliati su misura in base alle nostre esigenze e preferenze. E noi stessi realizziamo di continuo contenuti digitali che, grazie a Internet, rendiamo disponibili in molti modi. L’autoproduzione di contenuti nell’ambiente web privilegia in massima parte l’esibizione del sé: l’utente è il contenuto. La diffusione delle app per smartphone e il cloud computing rafforzano la centratura sull’individuo del sistema mediatico.

Di seguito, alcuni dei principali risultati del Rapporto.

Su Internet il 62,1% degli italiani (+9% in un anno), +10% l’utenza degli smartphone (li usa il 54,8% dei giovani). Emorragia di lettori per i quotidiani (-2,3%). E meno della metà degli italiani legge almeno un libro all’anno. Web 2.0, social network, miniaturizzazione dei dispositivi hardware e proliferazione delle connessioni mobili inaugurano l’era biomediatica, in cui diventa centrale la condivisione telematica delle biografie personali.

La televisione ha un pubblico che coincide sostanzialmente con la totalità della popolazione: il 98,3% (+0,9% rispetto al 2011). Ma si diversificano i modi di guardare la tv.

Anche la radio resta un mezzo a larghissima diffusione di massa: l’ascolta l’83,9% della popolazione (+3,7% in un anno). Ma sono sempre più importanti le forme di radio che si determinano all’intersezione con la rete: la radio ascoltata via web tramite il pc (+2,3%) e per mezzo dei telefoni cellulari (+1,4%), che stanno soppiantando un mezzo digitale di prima generazione come il lettore portatile di file mp3 (-1,7%).

Internet è il mezzo con il massimo tasso di incremento dell’utenza tra il 2011 e il 2012 (+9%), arrivando al 62,1% degli italiani (erano il 27,8% dieci anni fa, nel 2002). Il dato sale nettamente nel caso dei giovani (90,8%), delle persone più istruite, diplomate o laureate (84,1%), e dei residenti delle grandi città, con più di 500.000 abitanti (74,4%). Gli iscritti a Facebook passano dal 49% dello scorso anno all’attuale 66,6% degli navigatori, ovvero il 41,3% degli italiani e il 79,7% dei giovani. YouTube, che nel 2011 raggiungeva il 54,5% di utenti tra le persone con accesso a Internet, arriva ora al 61,7%, pari al 38,3% della popolazione complessiva e al 79,9% dei giovani.

I quotidiani registrano un calo di lettori del 2,3% (li leggeva il 67% degli italiani cinque anni fa, oggi sono diventati solo il 45,5%), anche se le testate online contano il 2,1% di contatti in più (20,3% di utenza). La free press perde l’11,8% di lettori (25,7% di utenza), -1% i settimanali (27,5% di utenza), +1% i mensili (19,4% di utenza), -6,5% l’editoria libraria.

La sintesi dei risultati del rapporto è disponibile sul sito di Censis.

Quale Social Media scegliere?

I social media sono tanti e diversi tra loro; alcuni più famosi, altri meno ma non per questo meno interessanti. Ciascuno di loro ha specifiche funzionalità, paticolari attitudine alla fruizione in mobilità, altre caratteristiche che lo rendono più interessante per qualcosa.

Quali dovrebbe scegliere un’azienda per buona e proficua presenza in Rete?

L’importante non è scegliere la piattaforma giusta, ma costruire un’architettura social coerente per la propria azienda.

Tra l’altro, l’ecosistema Social è in continuo e rapido cambiamento; la scelta di una o più piattaforme non può essere considerata strategia a lungo termine, ma una tattica a breve termine.

Aprirsi alla Rete non significa scegliere in quale spazio stare o aprire pagine e profili; significa definire obiettivi e allocare le risorse necessarie per raggiungerli.

L’elaborazione di un Social Media Plan è indispensabile, quindi, quando si vuole gestire in maniera professionale l’attività all’interno dei Social Media; uno strumento che permette all’azienda di avere una immagine netta e precisa ed una presenza in rete produttiva e coerente.

La scelta del Social Media più adatto diventa, quindi, la declinazione della strategia e della tattica.

Per esempio, Facebook è di gran lunga il SN più popolare e, di conseguenza, anche quello in cui la concorrenza è più forte; scegliere Facebook non è sempre la strategia migliore. La concorrenza è così forte che richiederà grandi risorse per competere e stare al passo: tempo, denaro, risorse umane.

Altri SN, per esempio i verticali, meno popolosi, permettono di raggiungere un pubblico meno vasto, ma, potenzialmente più interessato col quale intessere una vera relazione.

 

Social Media Landscape

Social Media Landscape

I social media sono tanti e diversi tra loro; alcuni più famosi, altri meno ma non per questo meno interessanti.
In questa infografica, vengono riportati molti Social Media, le loro principali funzionalità e la loro attitudine alla fruizione in mobilità.

In questa grafica, suddivisa in fette e cerchi per facilità di lettura, è possibile trovare una serie di servizi online che permettono di pubblicare, di conversare,  di interagire, sia da pc che in mobilità ma anche con altri dispositivi (tablet, televisori connessi, smartframes, etc).

L’obiettivo principale dell’infografica è quello di rendere più facile la comprensione dei Social Media in tutta la sua complessità, senza la pretesa, però, di essere esaustivi nell’elencazione dei servizi disponibili.

I Social Media sono un ecosistema molto denso, in cui molti spazi vivono in simbiosi: a volte tendono a sovrapporsi o a coesistere in armonia.
I tre attori principali, Facebook, Twitter e Google+, si trovano nella parte centrale, insieme, perché forniscono agli utenti una serie molto ampia di funzionalità. Importanti tutti e tre e nessuno in grado di estromettere l’altro: Twitter è fondamentale per la scoperta dei contenuti, Google + per gestire l’identità online e Facebook per interagire con il network.

Se è possibile per un utente pubblicare, condividere, giocare, fare networking e acquistare, in uno solo di questi spazi, gli altri hanno la funzione di contenitori e di collettori.

A seconda delle principali funzionalità, i Social Media sono stati siddivisi in categorie:

Publishing

WordPress, Blogger, Typepad, LiveJournal, etc, per il blogging; le piattaforme wiki (Wikipedia, Wikia, etc), i servizi Lifeblog (Tumblr, Posterous) e sociale Q&A (quorum );

Condivisione

YouTube, Dailymotion, Vimeo, etc, per la condivisione di video; di immagini con Flickr, Instagram, Pinterest; di link con Delicious, Digg; di musica con Spotify e documenti con Slideshare, Scribd, etc;
Gioco, con i principali editori Zynga, Playdom, Playfish, SGN, Popcap …); le piattaforme dedicate (Hi5) e gli editori più piccoli ma innovativi (Digital Chocolate, Kobojo, etc);

Networking

Networking professionale con LinkedIn e Viadeo; networking personale con Netlog, Tagged, MySpace, Badoo;

Acquisto

Con le piattaforme di customer intelligence (Bazaarvoice, PowerReviews), condivisione di acquisto (Polyvore, Blippy, …), nella raccomandazione (Hunch) o offerte commerciali come Boosket;
Geo-localizzazione, con applicazioni come Foursquare, Path, Scvngr; e le guide turistiche come Yelp, DisMoisOu.

Alla luce di questa infografica, quale o quali spazi dovrebbe scegliere un’azienda?

L’importante non è scegliere la piattaforma giusta, ma costruire un’architettura social coerente per la propria azienda.

[Infografica a cura di FredCavazza.net]

Il Social Media Plan

Il Social Media Plan

La Rete è una straordinaria opportunità.

Il web non è solo uno strumento tecnologico, ma uno strumento di comunicazione e di socializzazione fatto principalmente di persone che in esso conversano, condividono interessi e creano relazioni tra le persone.

Grazie al web, le aziende possono ascoltare, possono partecipare e dare il loro contributo.

Cambia il modo di comunicare: i tempi, le modalità, i pubblici di riferimenti; cambia il ruolo del consumatore che diventa attivo e propositivo, nascono nuovi.

Socialmediability delle aziende italiane: un anno dopo

Sono stati diffusi nei giorni scorsi, i risultati della ricerca “Socialmediability delle aziende italiane: un anno dopo” svolta dall’Osservatorio Social Media dello Iulm.

Sono state analizzate 720 aziende estratte casualmente da un database contenente tutte le imprese italiane. Sono distribuite su tutto il territorio nazionale, suddivise equamente a seconda delle dimensioni e rappresentative di sei settori: alimentare, bancario, hospitality, moda, pubblica amministrazione e arredamento (che sostituisce il settore dell’elettronica, analizzato l’anno precedente). In sintesi, per ogni settore sono state analizzate 120 aziende: 40 grandi, 40 medie e 40 piccole. Continue reading

Tu, come ti informi?

Tu, come ti informi?

Lewis PR, agenzia di comunicazione, ha condotto un’indagine per capire realmente da quale fonte gli italiani preferiscono attingere informazioni, a seconda del tipo di notizia che ricercano e dell’attendibilità che ad essa attribuiscono.

Solo il 9,2% si informa “sfogliando” il quotidiano cartaceo mentre il 63% degli italiani dichiara di consultare prevalentemente le testate a tiratura nazionale, ma attraverso i rispettivi portali Internet. In questo modo, l’autorevolezza della fonte è garantita ma, al tempo stesso, si ha la possibilità di confrontare velocemente e a costo zero le diverse sfumature che assumono le news.

Per completare il quadro, Lewis PR ha analizzato la presenza sui Social Network dei giornalisti: l’83% è presente su Facebook, il 70% su LinkedIn, mentre Twitter, che ha visto il suo boom proprio nel 2011, raccoglie il 69% delle iscrizioni. Il 9%, invece, non subisce minimamente il fascino di questi nuovi canali e dichiara di non aver sottoscritto nessun profilo.

Quando ci si trova di fronte all’acquisto di un prodotto, il 40% degli italiani si rivolge ai siti di riferimento a seconda di ciò che deve comprare, mentre solo il 17% consulta la pagina ufficiale dell’azienda, considerandola un po’ troppo “di parte”. Il 18% ricorre ai più classici motori di ricerca in cui inserire il termine per ottenere una lunga lista di alternative dalle quali attingere.

“Il panorama dell’informazione è cambiato radicalmente in questi ultimi anni e ha portato il lettore a districarsi in un groviglio di notizie che si susseguono a ritmo incessante. D’altro canto la nascita senza sosta di fonti ha favorito lo spirito critico dei fruitori, diventatisempre più selettivi ed esigenti. Questo scenario non lascia dubbi: la carta stampata, che ci ha abituato a ricevere notizie in modo regolare e pacato, ha perso la sua posizione privilegiata, lasciando spazio a Internet, divenuto oggi una realtà imprescindibile per l’informazione..[..] La nascita incessante di fonti da un lato facilita il lavoro di redazione, e dall’altro stimola lo spirito critico di chi deve creare una notizia. Se i Social Media, nel panorama delle fonti, non rivestono una posizione autorevole ma solo di contorno, in fase di diffusione della notizia sembrano avere un ruolo davvero sempre più importante”.
(Maria Teresa Trifiletti, General Manager di LEWIS in Italia)

[Fotocredits]

(Social) Content curation

(Social) Content curation

La content curation è l’attività di selezionare, aggregare e proporre contenuti rilevanti per le persone di una community.
I contenuti sono da sempre la cosa più importante (The Content is King!) ma la loro incredibile crescita e le svariate forme di contenuto che ormai è possibile trovare online rendono necessario fare ordine aggregandoli, filtrandoli, organizzandoli e contestualizzandoli.

“Il futuro del web sociale sarà guidato da questi curatori di contenuti, che si incaricano di raccogliere e condividere on line i migliori contenuti per il loro consumatore e ad assumere il ruolo di citizen editor , pubblicando raccolte di contenuti di qualità creati da altri.”

Manifesto For The Content Curator | Rohit Barghava

Inoltre “la maggior parte degli utenti non vuole sforzarsi a produrre contenuti, e consumare contenuti in modo strutturato (specialmente le foto) è anche più veloce. Proprio come la prima ondata dei social ha trasformato il consumo di informazioni, questa seconda nuova ondata di social curation cambierà radicalmente il modo in cui gli utenti troveranno e interagiranno con i contenuti scovati online“. (Tagliaerbe)

Le persone sono sempre più interessate a individuare dei “punti di riferimento” rilevanti, che producano contenuto, che interagiscano ma che siano interessanti content curator: aggregatori, selezionatori, segnalatori, contestualizzatori di contenuto.
La content curation è, quindi, una delle soluzioni alla necessità di avere contenuti di qualità in tempi rapidissimi.
La curation può avere senso solo nella misura in cui questa fornisca davvero un filtro qualitativamente valido che possa rimpiazzare il bisogno di consultare diverse fonti: l’elemento chiave che fa funzionare la curation è la competenza ed il focus del curatore, e l’argomento che questi ha selezionato.

Per le aziende (e i brand) è molto importante stabilire una relazione con il proprio target in modo efficace: l’individuazione di contenuto interessante e la proposta nei canali di riferimento della propria community può essere una soluzione utile a generare coinvolgimento, soprattutto se integrata con logiche parallele di creazione di contenuto.

La curation è un mezzo efficace per costruire una salda relazione con una tribù di appassionati utenti di nicchia da coinvolgere, non una strategia di marketing che si ripropone di avere un pubblico vasto di lettori in virtù di quantità ed ampiezza.

La content curation nel web ha la sua collocazione naturale nel contesto della creazione di repertori documentali e nell’ambito della gestione di rassegne stampa. Ne sono esempio le board su Pinterest, Storify, i ritagli di Snip.it.

[Immagine di Stefano Maggi]