I Social Media sono una moda?
O l’evento più importante dopo la rivoluzione industriale?
Un bel video che dà i numeri del Social Media Marketing
Brands & Social Media: Report settore Retail
Proseguono le uscite dei report della ricerca “Brands & Social Media“, elaborata da OssCom, Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica, e Digital PR, agenzia di consulenza e strategie di comunicazione online, hanno presentato ieri il quarto report di ‘Brands & Social Media.
OssCom è stato fondato nel 1994 allo scopo di condurre ricerca teorica e applicata nel campo del sistema dei media e dell’industria culturale italiana. L’obiettivo primario del Centro è fornire un supporto alle imprese e alle istituzioni impegnate nel contesto mutevole del mercato dei media, al fine di accompagnarne le strategie comunicative, la costruzione dell’offerta, l’analisi del consumo e la definizione delle policies in modo consapevole ed efficace.
La ricerca Brands & Social Media, prima nel suo genere, si propone di analizzare le iniziative di comunicazione nei social media in Italia da parte di 100 aziende top nazionali ed estere distribuite su cinque settori (Consumer Electronics, Automobili, Banche/Assicurazioni, Retail/Grande Distribuzione e Servizi) attraverso una mappatura analitica delle loro attività sui social media.
Questo è il quarto report presentato ed è relativo al settore Retail che comprende 20 aziende selezionati dalle principali catene di negozi presenti in Italia valutando una serie di fattori e scegliendo esempi da diverse categorie merceologiche al fine di rendere interessante l’analisi comparativa trasversale. I settori merceologici individuati sono: abbigliamento, abbigliamento sportivo, editoria & multimedia, consumer electronics e bricolage & arredamento.
Sono stati oggetto di analisi solo i profili aziendali ufficiali istituzionali in lingua italiana di cui sono stati rilevati parametri finalizzati a comprendere il grado di esposizione delle aziende sui social media; la coerenza delle iniziative proposte; l’identificazione degli spazi e delle modalità di interazione con gli utenti e lo stile comunicativo.
La ricerca ha permesso di stilare una classifica delle aziende operanti sui social media che tiene conto sia dell’investimento in termini di comunicazione da parte delle aziende (come ad esempio la frequenza di aggiornamento dei profili e la loro personalizzazione), sia dell’interazione degli utenti (come attestano il numero di commenti e di like ai wall post su Facebook o i retweet su Twitter).
Ikea si colloca al vertice della classifica con un punteggio di 61,25 punti seguita da Media World (53,75 punti), La Feltrinelli (50 punti), Euronics (46,25 punti) e Fnac (37,50 punti).
Sono disponibili l’infografica riassuntiva e l’executive summary.
Il primo report, del settembre 2011, dedicato alla categoria Consumer Technologies, comprendeva 20 delle aziende più attive nella produzione di personal computer, telefoni cellulari, macchine fotografiche, televisori, stampanti e consoles per il gioco.
Il secondo report, dell’Ottobre 2011, relativo alla categoria Automobile, comprende un campione delle 20 aziende con maggior numero di immatricolazioni nel primo semestre 2011 (dati Ministero dei Trasporti e Anfia).
Il terzo report, del dicembre 2011, relativo al settore Banche e Assicurazioni, comprende le prime 10 banche e le prime 10 assicurazioni attive sul mercato italiano così come emerge dalla valutazione di una serie di fattori.
ROI come Realization of Influence
E’ uscito da poco più di un mese il libro di Vincenzo Cosenza (aka Vincos, Responsabile sede romana di Digital PR) “Social Media ROI“, dedicato, appunto, alla misurazione di obiettivi e risultati dell’uso dei social media.
Come scrive Cosenza: “Internet è il più misurabile dei media, tuttavia la mancanza di metriche condivise è uno scoglio contro cui chi pianifica iniziative di marketing attraverso i social media si scontra quotidianamente. Il pericolo è quello di utilizzare in modo scorretto gli indicatori, come il tanto mitizzato ROI (Return On Investment)“.
Brian Solis ha scritto la prefazione del libro: “Quando ROI significa Realization Of Influence”.
Una delle domande che viene posta più di frequente, parlando di social media, è: qual è il ROI? Sorprendentemente, questa domanda è espressa senza una reale comprensione del motivo per cui è necessario farla. Una risposta del tipo “non lo so” conduce quasi immediatamente alla semplice e fondata decisione di minimizzare gli investimenti in attività sui social media o addirittura di non investire su nessuno dei nuovi media. Al contrario una risposta del tipo “questo è il ROI che possiamo aspettarci dalle seguenti attività” trasforma in modo straordinario i dubbi o lo scetticismo in curiosità ed entusiasmo.
Effettivamente i nuovi media impongono un cambiamento necessario sulla strada per migliorare le relazioni con il consumatore e la sua esperienza, sviluppare prodotti e servizi di migliore qualità e aumentare la quota di mercato. Ma ricordate, quello che voi sapete e quello che hanno bisogno di sapere i decisori aziendali sono due facce della stessa medaglia. Entrambe sono rilevanti per condurre al successo un’organizzazione, ma solo una tenterà di creare aggregazione attorno a una visione comune del futuro.
L’intera prefazione è scaricabile dal sito di Cosenza.
Solis conclude con un decalogo:
- Iniziate con passione
- Verificate gli obiettivi di business e le priorità
- Indagate su chi sono i vostri consumatori, dove creano legami, cosa cercano, cosa condividono e osservate tendenze e aspettative
- Traducete queste informazioni in insight che possano essere traslati in azioni.
- Documentate i casi di successo di competitor o altre organizzazioni le cui attività siano volte a raggiungere segmenti di consumatori simili ai vostri.
- Sviluppate le idee. Siate creativi e pensate oltre gli obiettivi e le priorità… mission e vision centrano il punto? Riescono ad andare oltre l’ovvio?
- Definite le aree della vostra influenza: cosa volete cambiare, quali effetti volete provocare?
- Guardate ad altri aspetti e prestazioni della vostra azienda per imparare il modo in cui attualmente viene misurato il successo e come si sta cercando di migliorare strategie e modalità di misurazione per il futuro.
- Documentate il modo in cui misurerete i progressi e come metterete in relazione le prestazioni agli obiettivi di business, le priorità e la visione globale.
- Pensate al di là del marketing. In che modo le vostre idee e il ROI possono avere effetti sulle linee di business e le funzioni aziendali? Formate una squadra di stakeholder che vi aiuti a unire i puntini.
[Brian Solis è marketing executive americano attualmente direttore di Altimeter Group; Solis è riconosciuto a livello globale come uno dei più importanti thought leader e autori sui nuovi media. Analista digitale, sociologo e futurista, Solis ha studiato e influenzato gli effetti dei media emergenti sul business, marketing, editoria e cultura.]
Buon compleanno, Twitter!
6 anni fa, Jack Dorsey scrive il suo primo twit, un semplice “inviting coworkers“.
La storia della genesi di Twitter racconta che il servizio nacque con la volontà di Dorsey di offrire uno strumento che unisse i blog tradizionali, utilizzati per condividere i propri status, con la velocità e l’immediatezza degli sms telefonici. Da qui la scelta dei famosi 140 caratteri (i 160 degli sms di cui 20 erano riservati però al mittente) e nella prima fase addirittura non era previsto l’uso delle vocali (anche il nome iniziale ne era privo, “twttr”).
I lavori e la storia presero ufficialmente il via il 21 marzo 2006, quando Dorsey scriveva un laconico “inviting coworkers”. In realtà su quale fosse stato il primo messaggio è ancora disputa, molti sostengono infatti che fosse stato “just setting up my twttr”, ma lo stesso Dorsey avrebbe poi precisato che questo era stato generato automaticamente e pertanto non poteva considerarsi un autentico messaggio.
Potete approfondire su Wired e su Tech.Fanpage
[Foto credit: Tech.Fanpage]
Relazioni Pubbliche, la nuova definizione
Un nuova definizione di Relazioni Pubbliche, arriva dagli Stati Uniti, a seguito dell’importante progetto “Redefining Public Relations in the Age of Social Media” promosso da PRSA, che ha raccolto e organizzato i contributi delle persone che hanno pubblicamente partecipato.
“Public relations is a strategic communication process that builds mutually beneficial relationships between organizations and their publics”.
Questa nuova definizione, va a sostituire l’ultima, in ordine cronologico, elaborata nel 2008, dai canadesi Flynn, Gregory & Valin:
“Per relazioni pubbliche si intende la gestione strategica delle relazioni che esistono fra una organizzazione e i suoi diversi pubblici, attraverso la comunicazione, per raggiungere la comprensione reciproca, gli obiettivi organizzativi e servire l’interesse pubblico.”
Con questa definizione, venivano evidenziati sia il crescente ruolo delle RP nella governance che l’aspetto strategico.
La ricerca di una definizione condivisa non è un semplice esercizio retorico, ma un passo necessario per andare a definire funzioni e competenze di una professione.
Edward Louis Bernays, uno dei padri delle relazioni pubbliche, nel 1922 diede la prima definizione: la capacità di “interpretare la relazione tra l’organizzazione e i suoi pubblici e tra questi e l’organizzazione”, una modalità per “anticipare gli umori della gente”.
Da allora, sono state molte le definizioni ad opera dei maggiori esperti e dei più grandi professionisti.
Nell’era dei Social Media, le RP ottengono il riconoscimento di processo di comunicazione strategica e viene evidenziata la simmetria della relazione tra l’organizzazione e i suoi pubblici.
Non più solo attività tecnico-operative ma funzione strategica e di governance da sviluppare con stile manageriale finalizzata a “creare relazioni reciprocamente utili fra le organizzazioni e i loro pubblici” in un’ottica di sostenibilità e di rendicontazione permanente.



